La Grid Gallery la sera dell’inaugurazione

Come probabilmente avrete letto qui su Freshcut, o da qualche altra parte, stasera si inaugurava la prima mostra tutta italiana nel mondo virtuale di Second Life.
Poco dopo le 21 (giusto per non essere il primo…) sono arrivato alla Grid Gallery, volando nel cielo in t-shirt e calzoncini.
La galleria si trova su una delle tante isole di Second Life, proprio vicino alla spiaggia, in un edificio che ricorda molto da vicino una chiesa e se non fosse per i manifesti giganti appesi davanti magari ci si può pure confondere.
Ma nel mondo virtuale, si sa, niente è come sembra. Tanto per cominciare puoi pure farti un giro sott’acqua. Anche lì si respira benissimo e due passi sul fondo del mare, prima di entrare, me li sono fatti volentieri, anche se a parte qualche anfora abbandonata (chissà da chi?) non c’era davvero niente di interessante.

La Grid Gallery la sera dell’inaugurazioneSe vi pare che questo mondo sia brutto…
E’ il titolo della mostra. A vedere il flyer in rete è evidente a quale mondo si riferisca. Ma vederlo dentro ad un mondo virtuale, crea uno strano cortocircuito. Che non sarà l’ultimo.
Entro, e proprio come ad un vernissage vero, mi pare di non conoscere nessuno. E sì che qui il software ti dà anche un mano: sopra le teste di ognuno ci sono delle etichette con il nome, per alcuni c’è pure la qualifica (fotografo, artista, gallerista). Nel mondo reale non siamo così fortunati!

La Grid Gallery la sera dell’inaugurazioneCavolo, pensavo di arrivare troppo presto e invece è già pieno di gente. C’è davvero un gran casino, ci sono già i gruppetti. Come alle vere mostre sembra che si conoscano già tutti e ci si sente un po’ fuori luogo (soprattutto perché sono quello con l’abbigliamento più sfigato…).
Poi arrivano le parole. Qui non le senti con le orecchie ma le leggi sullo schermo. Ci si rende conto che c’è davvero un casino assurdo. Tutti parlano con tutti. O sembrano parlare con tutti.
I nick, poi, non aiutano.
C’era uno che continuava a parlare con Simone e pensavo stesse parlando con me, anche perché non ne vedevo altri, di Simone, ma lui invece si riferiva ad un Simone nel mondo reale, che lì però aveva un altro nome.

La Grid Gallery la sera dell’inaugurazioneLa galleria, comunque, è davvero bella, su piani diversi. Scale e scalette ovunque. Nicchie, divani, tavolini e bicchieri che nessuno riusciva a prendere. Ad un certo punto giravano pure delle canne (posso dirlo? Tanto erano solo virtuali ;).
Alcuni avevano un abbigliamento davvero ricercato. Molti altri erano uguali tra loro. Soprattutto quelli con l’etichetta di artista sopra alla testa, ma questo succede pure nelle gallerie vere, no?
Faccio un giro e mi guardo le opere. Poi il vociare (testuale) comincia a darmi un po’ fastidio e decido di rifugiarmi all’ultimo piano, dove c’è una specie di bookshop, con i magazine digitali, dove c’è anche Freshcut.
La mia piccola àncora al mondo reale.
Volo fin lassù…

La Grid Gallery la sera dell’inaugurazioneDall’alto sembra tutto diverso. In una vera galleria questo non lo puoi fare, però in una vera galleria lassù ci sarebbe un po’ di silenzio. Ma le parole di tutti si mescolano in fondo al mio schermo, con il tizio che continua a parlare con questo Simone…
Finalmente vedo i magazine: penzolano dal soffitto. In 3D fanno veramente un bell’effetto. Lì, in mezzo agli altri, spunta pure Freshcut. Mi sento al sicuro ora, e all’ultimo piano non c’è neppure troppa gente.
Mi faccio un giro tra i magazine.

La Grid Gallery la sera dell’inaugurazionePurtroppo non si possono ancora sfogliare: Second Life non è ancora così potente, credo. Però ci sono i link e di sicuro in molti, compreso me, scopriranno siti che ancora non conoscono.
Dopo un po’ decido di uscire. E questo è molto più semplice farlo nel mondo virtuale, dato che basta cliccare su Quit
Da fuori ora guardo lo schermo, guardo le foto che ho scattato poco prima. Penso alle piccole e alle grandi differenze. Che comunque una cosa del genere è un modo in più per darsi da fare (i galleristi), per avere un po’ di spazio (gli artisti), per conoscersi (tutti, seppur nel casino generale).
Nel mondo vero non si può volare, né si può cambiare (non così semplicemente, almeno) il proprio aspetto. Però per andare ad una mostra si esce con gli amici, si cammina per strada, si sentono gli odori, e la voce della gente. Magari ci si ferma in un posto dove non si era stati prima.
In Second Life c’è il teletrasporto, che fino ad oggi ho sempre desiderato, per risolvere le continue lotte contro il tempo. Ma ora non sono così sicuro di volerlo.

La Grid Gallery la sera dell’inaugurazioneE’ quasi mezzanotte, nel mondo reale. Qui in casa c’è la tv accesa, il gatto russa sdraiato sul lenzuolo di Ethel. Decido di rientrare a vedere come va la festa.
C’è un falò proprio davanti alla galleria, c’è meno gente. Ora si riesce a capire qualcosa, a parlare. Non so se poi qualcuno è riuscito a prendere da bere ma ovunque, per terra, ci sono mozziconi con sopra l’etichetta cannone d’erba.
Ha il suo effetto anche nel mondo virtuale, il mio alter ego mal vestito cade per terra e quasi sviene.
Si iniziano a vedere anche altri oggetti, familiari in gioventù, sulle scale della galleria…

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